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Di nuovo notte

Stessa panca di ieri. Due cuscini sotto di me, ad ogni buon conto. E intorno le mille luci e suoni di Ponza porto. Uno impara. Ieri s’e’ rollato tutta notte, come sempre al Francese, specie se il Levante previsto esita, s’alterna col Nord est, ti fa girare tutta la notte senza soffiar davvero. Oggi basta, provo a entrare nella rada del porto, sono circa le 19, miracolosamente trovo un posto plausibile, dove, per posizionarle il ferro, triangolo le altre barche in complicate equazioni di relatività ristretta, dove entrano il tempo (di andar a mangiar fuori), le variabili atmsferiche e un poco di psicologia umana.
Mi sembra l’ancoraggio perfetto, se non che il Bavaria a fianco ha un pizzico di Genoa rollato di fuori, e al cambiamento delle debolissime arie si posiziona in opposizione di fase a me. In pratica, fanno l’aperitivo tenendomi la prua spinta fuori. Tutto calcolato. Sopratutto calcolato il fatto che, serafici, mi dicono che stanno per andar via. Serafico anche il tizio in motoscafo a poppa, arrivato dopo e posizionatosi in quadratura a mezzo metro dal mio tender. Anche lui, dice, andrà via. Perfetto.
Perfetto anche perché io sono preso dalla battaglia di mettere a mare il tender. Motore appena revisionato, lo monto, faccio per partire, ed ecco che non c’è attaccata la chiavetta di sicurezza. Quella da mettere al polso, in teoria. Gastemio a sufficienza, chiamo il meccanico, giusto per sincerarmi che non mi abbia lasciato la chiavetta da qualche parte.
Poi provo dei sostitutivi, che mi portino almeno alla nautica in porto: una cima, una molletta, una forchetta. Niente. Allora prendo un mestolo piatto di legno, la sega, il leatherman e comincio a lavorarlo per assumere la forma acconcia. Il primo tentativo va buca, forzo troppo ed il legno si spacca. Riprovo, prendo il trapano, le punte giuste, sego, alliscio, plasmo.
Va perfetto. Resta solo da accorciarlo e legarlo… ci vorrebbe una sagoletta… ecco che ce ne è una appesa al fuoribordo, che va a mare…. la tiro ed ecco che spunta intatta la mia vecchia, solita chiavetta. Rubrico la cosa come grave deformazione professionale, e faccio finta di niente. In poco siamo pronti per scendere, dopo due giorni di mare.
I due bimbi sono vestiti da marinaretti d’alta moda, tutti gli fanno i complimenti e la mamma è felice. Anche perché finalmente è calato il sole, e fa un poco di fresco.

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Post di ieri, che non si invio’, per insignificanza e mancanza di copertura da ovest

C’è la panca in pozzetto, sopra ci sono io, poi PJ, poi Minu’, detto anche Pups, che poi sarebbe Emanuel, nostro ultimo prodotto.
Il peso complessivo scarica sulla caviglia destra ad ogni rollata; non rovina però il quadro complessivo: è buio, siamo ancorati a Cala del Porto, Palmarola, intorno tante lucette di tante barche, delle grotte, del ristorante. Alla fine, non mi dispiace. Il mito della solitudine, in barca, mi ha stufato. Devi avere il tuo spazio, ma se sei solo c’è qualcosa che non va. Siamo giunti qui al primo giorno di crociera.
Stamane, non sapevo se muovere o no. Previsioni di levante a Ponza, di temporali e grandine a terra, pioggia fino a qui. Alla fine, ho scelto il mare. Troppo frustrante restare a terra.
Siamo partiti in macchina con calma, poi abbiamo fatto la spesa di corsa, salpati dopo le due, dando da mangiare ai bambini ben oltre il tempo giusto. Sempre complicato, il primo giorno.
Oggi battaglio col nuovo GPS, cerco di montarlo mentre andiamo. A Palmarola arriviamo alle 19, ed ho finito.
Mi metto allo Scoglio Spermaturo, aperto a Levante, siamo 2 barche. In realtà è già Nord, dopo il bagno l’aria viene da 015. Decido di spostarmi finché c’è luce, qui è cupo e rafficato. Di la’, in confronto, calmo e allegro.
Ancoriamo fuori da tutti, di li’ a poco gira. Meglio.

Post di prova

Quando forse è il momento di partire, si scopre che Facebook ha bloccato la pubblicazione automatica sui profili delle pagine di WordPress e di ogni altra app esterna, per esempio: Youposition.
Però, sembra che si possa autopostare su una pagina, e dunque ecco che provo a vedere se questo post viene inoltrato su https://www.facebook.com/VelaSenzaParole/

A presto, spero, con roba più densa e salata

Post di m

Qui è pochi minuti prima del dramma.
Tre sono andati a fare un giro in tender, io fotografo e dormicchio, Luca prende il sole, Lele traffica in cabina di prua.
Siamo a Palmarola, non sono neanche le 10 e abbiamo già cambiato ancoraggio. Io sono sveglio dalle 4 e mezza, quando il vento è calato e prima che entrasse da direzione opposta, la barca ha cominciato a rollare intraversata.
Alle 6 ho anche fatto un giro a traina, per vedere se per caso riuscivo a sorprendere qualcosa di appena sveglio.
Poi piano piano si sono svegliati tutti, abbiamo fatto i caffè, eccetera. Eccetera. Ma torniamo all’azzurro dei Vardelli.
Son lì che contemplo il mondo ed ecco che Lele emerge e mi pone due domande che non posso evadere. “Com’e’ che quando pompo l’acqua esce da sotto?”
“Com’e’ che la pompa di scarico della doccia non scarica?”
Mi devo alzare dal mio azzurro.
La seconda è facile, pulisco il filtro, stringo bene, e tutto funziona.
La prima è più critica: ad ogni pompata l’acqua schizza dalle fascette. Primo, patetico tentativo, pompiamo più forte. Secondo: stringiamo le fascette e solo dopo pompiamo più forte. Terzo tentativo smontiamo la pompa. Anche perché si è capito che c’è un tema di carta igienica, ieri e poi anche oggi. Ieri ok oggi no. Rimontiamo la pompa alla come viene.
Quarto tentativo, l’imputato comincia ad essere il tubo di scarico, con il sondino da elettricista da fuori. Ci va Lele, che si sente in colpa.
Quinto tentativo, smonto, con una certa apprensione, il tubo di scarico lato presa a mare. Trovo un pallocco di carta e canto vittoria. Ma rimonto, e non va, la sonda si ferma comunque dopo.
Sesto tentativo, smonto il tubo lato cesso. Dagli col sondino, altro tappo, diverso da quello a valle, ad occhio.
Settimo tentativo, sfilo il tubo di scarico, non senza difficoltà. Lo portiamo a poppa e proviamo a stapparlo con la pompa del tender.
Ottavo. Ci infiliamo un manico di spazzolone da un metro e mezzo. Non va, c’è un blocco, forse due
Alla fine, battendo come forsennati alternativamente dalle due estremità, e facendo pause per svuotare, in modo da colorare i Vardelli di maron, riusciamo a stappare.
I tubi di scarico si incrostano di pipus, formando alcune stalattiti calcaree che alla fine intoppano tutto. Rimonto, con agilità.
Non funziona un cazzo. Sto una mezz’ora a capire come rimontare (bene) la pompa… per fortuna ogni pezzo ha una sua forma immediata, che per me vuol dire sempre mezz’ora. Va.
Lavo tutto, scarico dal doccino. Non va. Le provo tutte, poi è ora di pranzo, ci si sposta alla Tramontana, e lì riprendo. Pulisco il filtro, insufflo aria da sotto, esce di tutto, poi innesco la pompa soffiando e ora pare che vada.
Resta il tempo di un bel bagno alla Tramontana, oggi particolarmente blu, pulita e fresca.
Giochiamo con Wilson, il pallone trovato ieri in mare, mangiamo avanzi, scherziamo. E alle 3, come dichiarato, sono in rotta per casa.

Sole giallo

Un beffardo disco infuocato attraversa paro paro l’oblò laterale di tuga, quello aperto, e si posa senza pietà sul mio visino addormentato. Sono steso sul divano, mal avvolto nel saccopelo. E sono quasi le otto. Ho avuto come l’impressione di non dormire mai, stanotte. Prima Ciccio ancora alzato a farsi il bicchiere della staffa con Federico. Poi quel nuovo rumore della barca, perfettamente fasato con il rollio, che poi era il delicato russare di Luca. Poi la pompa che innescava, pensavo la doccetta, e c’era Federico fuori che raccava. Poi il gran rollio delle 4 e 45, che volevo spostarmi.
Invece sono uscito a disegnare nell’acqua strisce giallo luminescenti e poi mi sono addormentato davvero. Fino a che, la dove ieri era la luna rossa, spunto’ il sole. Fenomeno inspiegabile, specie senza un caffè.
Ripassiamo a terra per varie ed eventuali, scordando di scaricare le 24 bottiglie di Tennents vuotate.
Poi salpiamo per girar l’isola di Ponza e vedere quel che manca. Obiettivo Lucia Rosa, dove arriviamo che non c’è nessuno. In effetti il mare di maestrale continua a battere, come previsto. Io mi riparo dietro gli scogli, c’è un po’ di vento che tiene la barca diritta, e si sta.
Nel frattempo ho sottoposto a lunga, infinita cottura 12 pomodori al riso con patate. Ci vuole la pazienza di aspettare che si ritiri l’infinito acqua che tirano fuori, e che l’olio si rapprenda in quella deliziosa sugna nera sotto alle patate. Anche 3 ore, ad occhio. Faccio in tempo a fare in parallelo anche le melanzane di Assunta.
Poi verso l’una muoviamo, c’è un leggero Ponente e sono convinto che la barca si muova meno a vela che all’ancora. Il mio equipo è scettico sul mangiare in movimento, e all’inizio noto una certa inerzia che tira ad aspettare di arrivare a Palmarola. Poi però subentra la fame, cominciano a salire su pagnottelle pizzette salami e tutti si radunano intorno al desco. A quel punto esibisco il pomodoro col riso, che viene onorato da tutti, perfino dal comatoso Federico, salvo poi restituirlo quasi subito, poraccio.
Si va bene, ancor meglio grazie alla pulizia della catena operata a suon di raschietti da me e Andrea. Ho anche resuscitato l’elichetta del log, la carena era così sporca che non girava neanche pulita.
Boliniamo tranquilli verso i faraglioni di mezzogiorno, dove ancoriamo giusto in mezzo al canale.
Quindi tento una traina al Cappello, due impicci gravi e una aguglietta il magro bottino.
Poi ci si riposa, si dorme, anche. Fino a che verso le dieci sale labile un certo desiderio di cibo, unico lecito e possibile passatempo di 6 maschi onesti. Esorto i ragazzi a cimentarsi. Ciccio si esibisce nel rigatone pomodoro e basilico. Mentre si cuoce, azzanniamo la melanzana fatta a pranzo.
Siamo in mezzo al canale di mezzogiorno. Intorno mille luci. Come fossimo in citta’ e invece è San Pietro e Paolo a Ponza.

Luna rossa

Ritorno ai vecchi tempi: weekend con i miei amici barbieri. Che poi il barbiere è uno, il mio barbiere, assieme a Federico, suo aiuto, e qualche amico tra cui il mitico Ciccio.
103 chili di umanità romanista, misurata alla bilancia precisa del poligrafico, però vestito con la divisa e gli scarponi, e prima del fatto grosso. L’equivalente di 100, assevera, stappando una delle innumerevoli Tennent’s della giornata.
Sono arrivato a San Felice a mezzogiorno. Spesa, corro in barca ed esco subito per fare gasolio, prima che Mario vada a pranzo. Così imbarco tutti dal pontile stesso del benzinaio, il più comodo.
Siamo 6 maschioni armati di canne e birra. Salpiamo verso le due. Sorpresa, il pilota va in errore: “INT CMP”. Manovro per dare vela, insolitamente dando ordini e restando al timone, per forza.
L’estate che non entra e ci fa dormire con le finestre chiuse ha una pausa nel suo ballare, e il weekend è di pressione in aumento.
Però ieri ha piovuto, il cielo è limpido e Lamma ha comandato una ovvia entrata di maestrale. Facciamo prua per Palmarola, poi ci accomodiamo per Ponza. Senza Parole viaggia trascinando con se una coltivazione di erbette, conchiglie, paguri, sconcigli, nacchere. No, quest’anno non ho ancora fatto carena, si parla di vacanze in montagna, al massimo brevi gite vicino, spingendosi per esempio fino ad Ischia, oddio mio come sono combinato. Ischia ad agosto non merita una catena pulita.
E dunque avanzo poco, con Genoa ridotto e carena frenante.
Ma comunque in due ore e mezza e tre quattro Tennents sono alle Scogliatelle, poi metto la freccia a destra per Cala Gaetano.
Qui il mio baldo equipo è attratto da un barca-festa-disco, dove una cinquantina di giovani danza su una sola barca. Ancoriamo, bagni, battute irripetibili.
Approfitto per vedere il manuale del pilota. Int Cmp vuol dire problemi alla bussola elettronica. Vado a controllare e ci trovo un telefonino posato giusto sopra. Incredibilmente, lo tolgo e tutto funziona. Vai.
Alle sette travalichiamo le moltitudini di Frontone e bussiamo al porto. Ci fanno entrare, calare ancora appena fuori le 4 boe, dove duriamo 3 o 4 minuti e ci fanno spostare.
Ok. Frontone no. Mi gioco l’ancoraggio segreto per giorni affollati, oramai meno segreto. Però vicino al porto e tranquillo: sotto al Bellavista, allo scoglio della Madonna.
Calo il tender, scendiamo a terra in 4. Patate, benzina del tender, vermi, bicarbonato, un aperitivo. Queste le esigenze della mia equipe.
Torniamo a bordo, attrezzo uno spago, arrotoliamo sotto la luna rossa che sorge a poppa e va bene così.

Apparente zero

Apparente zero. 5 nodi di aria da Sud, 5 nodi di velocità verso Nord, uguale zero aria in pozzetto.
Ho appena ingavonato il maggiore dei bimbi, che da un po’ mi si era addormentato addosso. Quello piccolo era andato giù già prima di salpare. Stiamo rientrando, le scogliatelle sono appena passate, anche Elisabetta dorme. Mi godo un metro di ombra, sulla panca. Non stiro le gambe, che vanno al sole. Ogni tanto mi giro a contemplare la vuotezza del mare. Ho una canna che mi tiene compagnia, mal attrezzata, quelle che ogni tanto premiano per puro culo.
La domenica è trascorsa tra un cappuccino e un bagno coi braccioli, in spiaggia, a Frontone. Molti strilli, molta paura dell’acqua, molto freddo. La dura educazione marinara… ce la imponiamo per la loro sicurezza… prima imparano a stare a galla e meglio è.
L’Alta Pressione Universale, quella che davano venerdì alla radio, ci ha regalato una bella domenica di velata bafagna. Posso sbagliare, che stavolta non avevo compulsato i soliti meteo con cadenza oraria come faccio sempre, stante appunto l’annuncio di APU, ma mi pare proprio che non sappiamo bene prevedere la completa velatura del cielo, che per l’utente medio equivale a tempo brutto. Per il meteorologo no, è tempo bello, alta pressione, magari stagnante, umidità alta e spessa, insomma nuvole. Solo, senza vento, senza fenomeni. Ma anche stika dei fenomeni, se non c’è il sole è brutto.
Arriviamo lenti lenti, smotorazzando la carena zozza a velocità mai superiori ai 5 nodi, con l’incazzatura della mamma dei miei piccoli che cresce inversamente proporzionale alla velocità, né nulla possono i miei tentativi di blandirla. C’è da dare le pappe, fare i bagnetti, mandare a letto, e non si può arrivare a casa alle dieci.
E invece si, siamo arrivati alle nove e mezza e non è successo nulla, i bimbi si sono sciroppati 2 ore e mezza di auto senza dire ne’ ai ne’ bai. Anzi, aiutando a portare l’immondizia.