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Sventolata

22 giugno 2019

Ore 4:55.
Cabina di poppa. Apro gli occhi, 5 minuti prima della sveglia. Setto la barca per salpare, è appena chiaro.
Sale il vento, da ponente. Eppure, davano est-sud-est!
Capisco che passerà, approfitto per una salutare pausa. Quando ne riesco, è calmo. Comunico a Renato che danno avviso di burrasca… ma poi decido di muovermi.
Fuori è calmo, vado subito veloce, cerco di anticipare il cattivo tempo – e il sud-est.
Ma niente, arriva subito e con le vele bordate al massimo posso fare prua su Gavi. Poi arriva una strana nuvola, sul Circeo, a forma lenticolare.

Capisco, e arrotolo il Genoa.
Entra aria opposta: nord-ovest! Ne approfitto per guadagnare a Levante, in attesa del sud est… Dopo poco la nuvola ci sorpassa e va verso Ponza, il vento cala, ma non rigira. Piove, un po’.
E piano piano il vento risale, ma è al gran lasco, un nord-nordovest. Che va benissimo.. la ora prevista di arrivo è prima delle 9.
Andiamo tranquilli fin verso le 3-4 miglia da Gavi. In poppa piena, tanto che butto lì una farfalla.
Con questa aria, sono tentato di ancorare sul lato di Levante: Cala Gaetano. Ma le previsioni dicono sud-est…
traccheggio, poi nei pressi di Gavi strambo, diretto mure a dritta verso Cala Feola. Qui si va bene, un po’ troppo in fil di ruota… fino a che il vento sale – non me ne ero accorto prima, forse un mezzo groppo, e devo assecondare una straorza. Ne approfitto per ridurre tela: tolgo Genoa e metto una mano alla randa. Esco dalla prua al vento dalla parte “sbagliata” mure a sinistra, come se volessi doppiare Gavi. Inconsapevolmente desideravo il ridosso più a portata. Ma poi ragiono ancora che il vento girerà e conviene forse una chiama di luna, che dovrebbe riparare da nord.
Dunque occorre strambare ancora, la sola randa ridotta. Istruisco Renato per portare la randa al centro, solo che l’aria è ancora aumentata, fatica parecchio con tutto il winch. Alla fine, con la vela a tre quarti, mi pare che possa essere abbastanza, poi la costa si avvicina e non voglio finire troppo sotto: strambo.
Il boma passa con violenza mi pare cedere fino alle sartie, poi assume una posizione innaturale, di sbieco: cazzo, ho rotto la trozza. 8 rivetti e i prigionieri del pattino tranciati di netto. Il boma rimane attaccato per il vang, l’amantiglio e… boh, lo spirito santo, credo.
Altro cinema per ammainare randa, imbrogliarla alla meglio e proseguire… apro un poco di Genoa per darmi stabilità e proseguo a scendere la costa occidentale ponzese. Cala dell’acqua e cala Feola sono piene e poco ridossate da questo nord.
Proseguo. A Lucia Rosa si balla… obiettivo Chiaia di Luna. Però, ci sono barche che vengono in senso inverso.
Alla fine, entro nella cala universalmente nota come “quella prima di Lucia Rosa”. Qui ancoriamo e ci riposiamo, nella calma.
Non dura troppo. Quando sarebbe ora di operare uno spaghetto con le vongole, ecco che il vento ha girato parecchio e ora entra diritto in cala: forse un Sud – o sud-est che ruota.
Ci muoviamo, non senza difficoltà nel disancorare senza scadere troppo, e torniamo da dove siamo venuti. A Cala Feola proviamo, ma le raffiche mettono paura. Proseguo, e calo il ferro sui 13 metri della cala successiva. Qui va meglio, sopratutto esce il sole e c’è aria di bonaccia imminente. Le condizioni giuste per cuocere gli spaghetti con le vongole.
E così sia, con le mozzarelle prese da Renato e i pomodori con il basilico come contorno.
Nel dopo, Renato coordina i suoi amici per sistemare piatti e cucina, e io mi riposo un po’.
A sera, giriamo l’isola. Frontone. Si balla, per scie e per il mare vecchio. Operiamo svelti le manovre di docce e tender e scendiamo a terra.
Qui la vita brulica, ragazze in tiro vengono giù dalle barche, uomini egualmente sistemati, ma non interessati a quanto sopra, vengono a salutare il mio gruppo, poi le solite facce di Ponza, il tramonto finalmente rosa di una giornata dura.

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