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Giorno dopo

23 settembre 2018

Ponza, di sera, è uno scatenarsi di colori, passaggi, voci. È anche fare il pieno di benzina, comprare una lattina d’olio, poi tornare in barca di corsa perché mi ero scordato il telefono… e poi lasciare tutta quella benzina in tender non mi piaceva.
Daniel fa amicizia con una bambina, poi lo trasciniamo a cena, dove a malapena riusciamo ad uscire senza danno. Sedersi alle 19,30 aiuta in questo a non attirarsi l’antipatia dei camerieri. Oltre alla mancia.
Orestorante è pieno, come fosse estate… tante sono le barche, tanta la gente che ha ancora voglia di mare. Abbiamo beccato il weekend giusto, che non ci speravo, dopo una settimana di varia umidità.
Arriviamo a bordo con il grande che s’e’ addormentato sulle mie ginocchia, fatico ad ottenere collaborazione nello sbarco, poi però si butta sul primo letto che trova, quello della madre, e a noi non resta che tentar di addormire il piccino. Che è una furia: dopo vari tentativi: dentro, fuori, in braccio o libero, lo imprigiono col mio stesso corpo nella cuccetta di poppa, a sbarrare la caduta verso il precipizio di 50cm. E poi spengo la luce, lo sento tastare la cabina a capocciate, poi dopo qualche falsa partenza crolla e finalmente posso smollare anche io.
La mattina, nell’ancoraggio solito al Frontone, comincia con Daniel che viene ad accoccolarsi nella mia cabina. Presto sveglia tutti, non sono neanche le 8.
Si va a terra, ancora, per le solite cose: colazione, focaccia, pannolini, occhiali da sole nuovi per il piccino, che non si trovavano più i vecchi. Poi di nuovo a bordo, bagno total-familiare veloce
Poi PJ decide di sciacquare il pozzetto. Mille briciole finiscono a mare e la poppa brulica di agugliette. Si accende in me qualcosa. Calo subito un rapalino, a spinning lo trascino qua e là e mi diverto a vedere i pescetti che un po’ scappano e un po’ lo attaccano.
Salpiamo in anticipo e calo una lenza per me e una per Daniel, che ci gioca fino a gettare il sughero a mare, un classico. Recupero a fatica, fermando la barca.
Poi, alle Scogliatelle parte la mia. È una riccioletta, che avevo promesso ad Elisabetta per rifare le tagliatelle di ieri di Oreste. Giusta giusta.
Proseguiamo, c’è mare lungo da Ponente, vento leggero da Sud, risultato: zero aria e rollio fastidioso. Recuperiamo un’altro pesce: un tonnetto alliterato, che completa la cena. Poi cerco aria per non perdermi l’equipaggio del tutto: alzo randa e srotolo il genoa, inventando una andatura che rinfreschi il pozzetto, trasformando i cavalli motore in aria fresca.
Praticamente ho inventato il ventilatore, solo che PJ è già mezza persa e stiamo tipo in rotta per Lido di Latina. Ci vuole la pazienza di litigarsi in 4 quel metro quadro di ombra ventilata che il sole basso ci concede, per un’ora o due. Poi a terra il vento si ponentizza come sempre, arrivando al traverso. Mi concedo di togliere giri, ho un appuntamento in banchina alle 16 e non c’è ragione di arrivar prima. PJ raccoglie il suo stomaco in una mano e va giù a sistemare la cucina.
Quando la lasciamo in banchina, è di nuovo una barca quasi ordinata (mentre siamo a bordo noi, stendiamo un omertoso velo).

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One Comment
  1. Anche a noi Ponza ci ha stregato. Simili considerazioni sul mio articolo:diario di bordo con gladan.

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