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Ischia

9 agosto 2018

La notte, davanti al porto di Ventotene, scorre più tranquilla di come era partita. Ma anche molto umida e calda, in cabina. Il vento nella notte ha ripreso una direzione più da Ponente, ridossato, poi la mattina ha messo un poco di levante con nuvole annesse, un classico. Puoi arrivare a Ventotene con qualunque alta pressione africana della madonna, la mattina dopo ti sveglierai col tempo brutto.
Facciamo la spesa a terra, io solo qui compro libri e scarpe. Purtroppo Fabio (il miglior libraio di Ventotene e, dunque, del mondo) e’ ancora chiuso e devo rimandare di un po’ il pieno di pagine scritte. Ed il dibattito sul tomo di Albinati, che entrambi avevamo una certa reticenza ad affrontare… per paura di legger cose che avrebbero riportato a galla fantasmi di preadolescenza, credo.
Ma invece trovo l’emporio sulla salita aperto come sempre, e allora mi divincolo da moglie e figli e mi provo scarpe varie, da barca, fino a prenderne due per non far torto all’altra. Acquisti importanti.
Poi, l’ineluttabile viaggio verso Ischia (purtroppo), si rivela piacevole, con vento leggerissimo ma sempre “giusto”, che poi cresce fino a farmi anche spegnere per le ultime due ore.
La nostra destinazione è S. Angelo, nelle mie personalissime fisime il loco più estremo dell’Isola, per la distanza dalla costa ed isolamento, ed, in quanto tale, unico accettabile dopo 5 giorni di crociera. La montagna che lo sovrasta, solcata da profondi canyon, forma una serie di cocuzzoli perfettamente terrazzati e dunque apparentemente coltivati, come certe vignette di Mordillo. Poi, scendiamo a terra, ed è subito Capri. Negozietti, barcaroli firmati, porto pettinato. Mi meraviglia che Elisabetta sia riuscita a gettare il pattume, vero imprescindibile motivo per scendere a terra due volte al dì.
Facciamo correre Daniel, che cerca sempre di perdersi, poi prendiamo l’aperitivo al bar e la cena a bordo della barca di Claudio, in porto. Alla fine imbarchiamo due cuccioli addormentati e con il tender raggiungiamo la barca in rada. Anche oggi, la notte riserva sorprese. Entra mare lungo, appena percettibile, dal capo e Senza Parole rolla come una assassina. Smadonno Ischia, il progettista della barca, mia moglie (ci sta sempre) e me stesso che pur sapendo, ci casco sempre. Non mi addormento, fa anche caldo… esco fuori. Riprovo a dormire, rismadonno Finot e il suo pescaggio da 170 cm, poi emerge il mio lato illuminista. Progetto di ruotare la barca prua a mare, così da trasformare il rollio in beccheggio. Cosa già fatta, ci penso a lungo, le condizioni sarebbero ideali per tentare. Rimugino, poi agisco. Lego una cima alla bitta di poppa, la passo fuori murata fino a prua, dal musone la faccio entrare e la lego allo stroppo che è abbozzato come sempre alla catena, per scaricare il verricello sulla bitta.
Scavallo la gassa dalla bitta e butto tutto il tessile a mare. Ora ho una cima che da poppa arriva alla catena dell’ancora, qualche metro sott’acqua.
Calo qualche altro metro di catena, poi torno a poppa e tiro su la cima, mettendola in tensione. Più tiro da poppa e più la barca gira, fin quasi a diventare un ancoraggio di poppa.
Passo la prima parte della notte a giostrare tra prua e poppa, fino a che non mi ritengo soddisfatto. O forse la risacca cala. Comunque sia, prendo sonno, nonostante tutto.

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5 commenti
  1. Riassunto: 1) sei andato apposta in orario di chiusura perché inconsciamente non volevi comprare libri ma scarpe; 2) soffri di insonnia e nonostante tutto il rumore che hai fatto nessuno è uscito sulla tuga a tirarti una ciabatta (in barca hai una santa).
    PS quel povero Penn Senator ormai si sarà saldato al pulpito per inutilizzo.. o ancora lo fai girare ogni tanto?

    • fpalomb permalink

      Il Penn gira pochissimo. Già prende solo in Sardegna, poi ora ho problemi con il nuovo gps che non mi legge le carte e ha ancora il sonar scollegato… praticamente pescherei alla cieca

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  2. Filippo permalink

    Sono giorni che penso di mettere in pratica lo stesso sistema per un ancoraggio prevedibilmente rolloso nel golfo di orosei. Nel frattempo però rimango inchiodato tra Tavolara e capocodacavallo, dove non si rolla mai e posso continuare a pensarci senza il rischio di notte insonne. Urgono maggiori dettagli sull’efficacia del Sistema!

    • fpalomb permalink

      Ciao Filippo. Il sistema funziona bene, ha solo due grossi limiti. Uno, se il vento gira gira anche la barca e addio prua a mare. Due, la barca offre la fiancata al vento, dunque aumenta il rischio di sperare.

      >

  3. Ciao Francesco. Portare la prua contro l’onda morta è una cosa che faccio spesso avendo una barca piccola. Se l’ancora è già piazzata non faccio altro che recuperare circa 10 metri di catena, gli collego una cima, filo i 10 metri in mare, mi porto la cima a poppa e inizio il recupero fino a quando la poppa ruota di quanto desidero. Lavoro di 5 minuti per liberarti del fastidioso rollio.
    Altro sistema è usare la seconda ancora portando la cima a poppa ma calarla solo per l’onda morta non lo faccio mai. Se è già giù per altri motivi allora può essere utilizzata allo stesso modo.

    Abbiamo appena terminato la nostra “crociera” in Croazia. Quest’anno abbiamo fatto 40 giorni tutti in rada, in completa autonomia e sempre all’ancora (un solo porticciolo, 3 gavitelli e circa 40 ancoraggi se conto che qualche volta abbiamo ormeggiato due volte nello stesso giorno). Qui ti indico la nostra pianificazione, rispettata e riuscita in pieno con un solo giorno di differenza.
    https://naviko23.wordpress.com/croazia-2018/
    Su Youposition: https://naviko23.wordpress.com/viko-23-youposition/
    abbiamo pubblicato le varie tappe. Con calma poi farò il diario del viaggio come gli anni passati.
    Buon vento.

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