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Ancora un po’

29 agosto 2013

Tre giorni di riposo terrestre, tre giorni di lavoro per PJ, tre giorni non proprio idilliaci come tempo, specie martedi, che Roma s’e’ allagata.
Le notti in un vero letto, il cesso in un vero bagno, pranzo e cena con le gambe sotto a un tavolo orizzontale: la vera tentazione di restare ad impigrirsi negli ozi di Anzio. Ma tanto c’era da tornare a bordo, sistemare la barca lasciata un po’ frettolosamente, rifare un po’ di cambusa per la stagione invernale… Ci sara’ tempo per passare le domeniche a letto a leggere, per ora meglio mettere miglia in cascina.
Cosi’ stamane ho preparato la barca, poi sono andato, cavaliere come sempre, a prendere PJ a Priverno, l’ho caricata a bordo, ho sciolto i lacci a Senza Parole e le ho dato ordine di riportarci apponza.
Lei non deve aver capito benissimo, dopo un paio d’ore avevamo fatto solo 6 miglia ed eravamo fuori rotta di 40 gradi. “E’ che il Ponente non entra, piu’ di cosi’ non riesco a stringere” s’e’ giustificata.
Allora ho cambiato piano, a motore velocemente su Zannone, per poi rallentare e proseguire con una lenza a poppa.
Allo Scoglio Grosso, la pesca finisce: prendo una aluzza tipo quella del Maestro di qualche giorno fa e mi accontento, del resto il sole e’ tramontato e siamo attesi per cena.

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