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33 – Long Island

26 dicembre 2011

Mike e Paul arrivano con 5 taniconi di gasolio, cominciano a riempire il serbatoio, ma subito deborda.
Non era il gasolio che mancava! Smontano, sfiatano, smanettano: il motore alla fine va, anche se molto onestamente ammettono di non aver capito quale fosse il problema. Io intanto sfiletto il pesce, preparo due roastbeef di tonno impanato con gli anacardi brasiliani, ma Nura e Tiger lo vogliono ben cotto ed e’ tutto inutile. Gli rosolo qualche fettina sottile e sono felici cosi’.
Doppia passeggiata tra ristoranti chic e negozi chiusi, poi crollo alle nove e mezza. Al mattino, io e la Piccola Jena andiamo a fare la spesa, raggiunti da un Nura in versione assistente: c’e’ un supermercato grande, pieno di prodotti, trovo perfino una scatola di rigatoni De Cecco (una sola). Mi fa rabbia che ora che ho la cucina non ho più i mercati brasiliani, ricchi di frutta fantastica. 700 issi, 200 euro quasi di spesa. Anche il porto ci costa ben 80 US$, e’ una sopresa, avevo capito che veniva tipo 25. Comunque salpiamo, il Viper miete un’altra vittima, una simil riccioletta con il puntino sul ventre, che avevo gia’ pescato alle BVI. La rilasciamo perche’ presa troppo sotto il reef. Usciamo per rotta Nord, nel nulla, giusto per far vela e pescare. Abbiamo più giorni che miglia da fare, cosi’ occorre inventarsi delle rotte qualunque per passare il tempo. Quando strambiamo, scopriamo di non aver guadagnato al vento quel che speravamo, effetto del fiocco mezzo rollato, supponiamo.
Il nostro obiettivo e’ la costa Nord dell’isola. Un reef semi sommerso la orla tutta, la passe e’ ad Ovest, occorre seguire degli allinementi a lungo per entrare in sicurezza. Tutto e’ surreale, giacche’ il reef non si vede affatto, ne’ l’onda sembra frangere in modo particolare. Comunque smotorando contro l’aliseo da Est, doppiamo Maid Island e ancoriamo dietro Long Island. River’s Bay. Posto pazzesco, spiaggia bianca, palme, pratini all’inglese, ville di prestigio, un porticcioletto… Ci attrezziamo per scendere, caliamo il tender e arriviamo fino al molo ed ecco che esce una guardia dal gabbiotto e ci fa capire che il massimo a cui possiamo aspirare e’ approdare tipo a nuoto dall’altra parte dell’isola e restare sul bagnasciuga mentre i ricchi possidenti ci sputano addosso i semi del cocomero.
Nura ci pensa un po’ su, poi rinuncia per l’ennesima volta al sogno di una serata danzereccia e rientriamo.

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