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Zingarata

Partire con previsioni brutte, voler passar la notte fuori, perché altrimenti si sa che si finisce per scegliere di tornare a casa… anche a costo di non dormir la notte per il vento e una massicciata che sembra sempre più vicina alla poppa, anche se finisce che devi svegliare tutti alle 2 perché è sempre meglio spostarsi prima che dopo, anche se comincia a piovere e ancori a Lucia Rosa, unica barca, guidato solo dalla traccia sul navigatore nella notte nera.
Anche se poi piove tutta la notte e tutto il mattino, col vento che infuria, da NordEst, alzando sbuffi bianchi pure dal lato riparato.
Finisci per guardare mille volte il radar meteo, per capire quando passa, Lamma e le previsioni ad ogni infornata.
Poi si torna, belli pronti a tutto e iper conservativi, si fa vela per 6 miglia ad alto livello, poi cala e resta maraccio infame corto ed alto, che rende impossibile prenderlo decentemente, si soffre, e come se non bastasse ci si fradicia ancora all’arrivo.
Cosa ci spinge? Non si sa… forse i colori mai visti così limpidi, la pesca di un dentice, una cena memorabile sulla spiaggia, serviti da una bolzanina, il piacere di andare in barca con gli amici con cui si è cominciato, tanti anni fa.

E poi

E poi, le giornate perfette non sono mai tali, specie quando le preannunci urbi et orbi sulla internet, mentre gli altri lavorano.
Onde di Levante alle porte di Ponza, cumulo nembi rombanti sul cielo di Palmarola, finanche la catena che struscia sul fondo sassoso di Cala del Francese (aggiungere +1 alle notti dormite male lì). Ce la siamo cavata per un pelo.
Forse, mancano ancora due o tre miglia.
Non lo faccio più, giuro. In settimana mia più. Nel caso, ve lo dico dopo.

Ancora in barca

Tra spirali temporalesche nel sud est, cicloni mediterranei in arrivo, forse, non si sa, tra sud Sardegna e Sicilia, forse si è pescato 3 giorni buoni per fare un po’ di barca in extremis.
Il tempo buono, a settembre, è più buono che mai. C’è poca gente, come forse a maggio, ma l’acqua e‘ calda, le giornate brevi e gentili, le brezze non esagerano, i mari restano calmi.
Navighiamo sulla scaduta di una mossetta di Levante, che lascia un po’ di ondina e aria da prua, alle due di pomeriggio.
I miei compagni di avventura non si smontano per così poco, e mi lanciano in una improbabile bolina.
Che diventa probabilissima, allorché il vento comincia a girare e allora sul bordo verso Est miglioriamo la prua fino ad entrare precisi precisi addosso allo Scoglio Grosso. Tutto previsto da Lamma, che ve lo dico a fa’?
La solita isola ci aspetta. Poche barche, pochi tender, poca gente. Tripoli pieno, e non c’è modo di ordinare uno spritz, manco fosse agosto….

Palmarola

Palmarola. Ancorati nella cala a Nord, che precede Cala del porto, in pratica tra le Galere e I Piatti. Un posto che, direbbe una amica mia, ovunque al mondo sarebbe l’attrazione principale, qui non ha neanche un nome e, di fatto, ci si ancora solo quando alla cala del Francese ci sono troppe barche.
Come oggi. Poi avevo una ragione in più, salutare un vecchio amico, Angelo, che non avevo ancora incrociato, pur girando tutti e due gli stessi posti.
Fatto sta che sono le 3 di pomeriggio, mi sono stufato della raffica permanente di scirocco che si incanala per chissà quali rupi e finisce addosso a noi. Il cielo è grigio, le previsioni sono di eterno scirocco per i prossimi giorni, siamo oramai decisi a tornare.
Penso di andare a vedere come si sta dal Francese, per un bagno o per la notte. Se si sta male mollo e parto ora, se fosse tutto ok, potremmo stare.
Dunque muovo coi bambini bagnati e coi braccioli indosso, per un tragitto di due minuti – penso. E invece: ancora incagliata. Non sorprendente, il fondo è tutto un sasso. Provo a scagliare con mosse di motore – niente.
Allora mi butto, lego una cima al diamante, poi però da su non so bene che farne, l’ancora è infilata a coltello tra due massi. Provo a tirare, provo a dare musate a marcia avanti, in modo che entri in forza la cima… niente. Alla fine alo cima e catena in contemporanea sul verricello, e ho fortuna.
S’e’ fatto tardi, il cielo è nero, ma provo comunque alla cala accanto, a veder come si sta.
Al Francese regna l’anarchia nautica. Le barche, che dalla mia posizione apparivano pettinate dritte con prua a terra, sono invece in posizione causale, che non saprei dove calare, tra yacht enormi e catene di 10 gommoni affiancati che fanno diga foranea.
Esco. Cercavo un ancoraggio veloce per tirar su motore e gommone, ma niente, sono costretto a fare la manovra al volo, prima vicino ai Piatti, poi fuori Cala Tramontana.
Andiamo. E’ tardi, lo Scirocco si fa beffe di noi, mollando di colpo appena messe le vele a segno. Lo fa spesso, accelera sotto l’isola e mette calma subito dopo. Ma va bene, non fa caldo, poi un po’ riprende, ho una corrente favorevole che il log equipara il gps, di solito è un paio di nodi poi favorevole…
Arriviamo in un baleno nel sospirato porto d’armamento… come sempre col sollievo di riportar tutto e tutti sani a casa.

Lunedì



Siamo partiti ieri da Ventotene, col sole, mentre a Ponza era così. Anche oggi, uguale. Previsioni: ancora così.
Quest’anno va al contrario. Era Ventotene quella sempre piena di bruma e Ponza la solare.
La giornata di oggi si è svolta alla cala del Frontone, che di giorno viene abbandonata da tutti e torna il posto magnifico che è. I bambini di Sa Martina, la barca dei nostri amici, giocano con i nostri, i grandi pranzano assieme e solo il caldo implacabile dell’aria ferma rovina la giornata di mia moglie.
Proviamo a risolvere con una lunga passiata lungo l’isola, che serve anche a far addormentare il piccolo e – incidentalmente – a far calare una lenzetta a me.
Arriviamo fino alle Scogliatelle, quando torniamo a Frontone il sole è basso, ma c’è l’acqua sporca, la barca si traversa alle onde e non mi piace. Inoltre ci sono milioni di barche, mi fa quasi paura.
Allora, sono le sette passate, mi infilo al porto. Tra le 4 boe c’è una piazza dove entro proprio giusto giusto. Devo solo non farmi sfilare il posto da uno che sopraggiunge da poppa… ma non esiste proprio, io sono già in posizione mentre lui dovrebbe dare ancora passandomi sopra.
Con un’ultima sgommata evito il suo rostro di prua e piazzo Senza Parole alla giusta equidistanza dagli altri. Calo, arretro, altre due tre sgomme per aiutare la barca a parallelizzarsi alle altre ed il gioco è fatto. Qui sono al posto mio…. prima no.

Ritorno a Ponza

Ritorno faticoso, ho aspettato che lo scirocco forte calasse, pensando di esser più comodo, e invece ho preso l’onda lunga da Sud quasi sud ovest.
In barca non si stava in piedi… colpa pure mia che per un’ora e più ho giocato col Gennaker.
Poi il piccolo s’e’ messo a piangere che dovevamo accendere il motore… per lui non stavamo proprio camminando… e in fondo gli ho dato ragione. Stasera in porto, cena con gli amici di sempre.

Sabato

Ventotene. Raggiunta faticosamente, sotto uno scirocco leggero che doveva dar buono – e invece fu uno scarso, tutta a vela – e invece fu metà e metà.

Venerdì

Giornata con tanti bimbi a bordo per giochi infiniti. Qui una delle grandi barche ancorate a Ponza, la Regina d’Italia.

Giovedì

Gran maestrale, oggi.

Mercoledì

La notte trascorre lieve, davanti a Giancos, fino a che non bussa il Levante. Controllo l’ora, sono le cinque passate, è ancora buio. Le barche si sono girate, ma le distanze ci sono, torno a dormire.
Alle otto Daniel si alza e sveglia tutti. Qualche barca ha mollato, noi andiamo a terra a far colazione.
Poi giriamo l’isola, navighiamo sul lato sottovento col solo genoa, oltre i 7 nodi, pure troppo.
Entro a Lucia Rosa, si sta bene, bagni, pranzo e attività di carteggio fitto giù di sotto.
Per la sera, Lamma non carica la nuova previsione. Vado su Windy, che prevede Ovest dalle 24.
E dunque mi gioco il porto, dove ancoro verso le 18, con Scirocco pieno e rollio discreto. Calo tutti a terra prima che si può, poi li raggiungo per la cena (Punta Bianca). Quando rientriamo, le prue sono a Sud Ovest, l’aria è più fresca e PJ respira di nuovo.
Daniel sta giù con Giovanna a montare la sua nuova armata (“L’esercito Ponzese”), presa per consolarlo che col rollio i suoi Playmobil dei Romani cadevano ad ogni scia. Il piccolo mi dorme appoggiato sulla pancia, in pozzetto. Anche oggi è fatta.