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Groppo

Mare splendido, la sera di giovedì 11 agosto, in rada, a Ponza. Calmo. Barche con prua a Ponente, circa…
Solo, lampi all’orizzonte. A terra, certamente a terra. Compulso il radar meteo, infallibile strumento internettaro in grado di darti pioggia e temporali in tempo quasi reale. È quel “quasi” che all’inizio mi rincuora, posizionando il guasto oltre Napoli. A mare, tutto pulito.
Poi però mi fermo in pozzetto ad osservare. Lampi a Sud, lampi a Est, sempre più alti sull’orizzonte.
Torno sul radar ecco che si vedono le due figure temporalesche, proprio dove vedo i lampi io.

Ma sono lontane! Penso. Non arriveranno mai! E infatti, la pioggia non è arrivata, ma il vento si.
Dopo la mezzanotte, le prue si orientano a Levante. Comincio, poco convinto a fare in minimo di setting della barca. Ancora speravo di tenere la posizione. In 5 minuti, aumenta fino a 20 nodi. Intorno, inizia la sarabanda. Un grosso motoscafo fa amicizia con il barcone semistanziale in fondo a Giancos. Non ho capito come sia finito li’ deve aver arato. Un altro, che avevo a poppa, con una strana luce rossa a mo’ di mooring light, ma apparentemente non abitato, l’ho visto allontanarsi da me. Altre manovre sopravvento mi hanno fatto temere il peggio, come quando la vela che avevo a prua, sulla sinistra, ha levato gli ormeggi.
Ho chiamato le ragazze fuori, per uscire. Poi ho atteso, pareva in calo e in rotazione verso Sud Est. Di nuovo, dopo un po’ – per fortuna – ho capito che dovevo muovere. Meglio fuori da lì. Istruisco PJ al timone e vado all’ancora. Quando capisco di aver spedato, comando avanti tutta e volo a poppa a riprendere la barca. C’è da dare più gas e più timone, la prua abbatte implacabile verso i due impicciati di cui sopra. La riprendo, siamo fuori.
Ora il rischio è – dietro lo spray non vedo niente – prendere qualcuno. Un tender senza luci mi sguscia da sotto la prua, fa tutto da solo.
Qui penso – forse qualcuno lo sta facendo, a tenere una posizione di stand by, al limite ancorando al ridosso della Torre dei Borboni. Ma scarto la cosa, meglio mettere una isola tra me e sta roba che sta crescendo.
Come sempre, appena si abbandona la rada, il levante aumenta parecchio, anche il mare. Ora leggo 27-28… le volte che riesco a guardare. Cerco la velocità, faccio 2 nodi scarsi. Aumento i giri, sembra peggio, come se quella cazzo di elica fighetta, fatta per annullarsi a vela, andasse in stallo oltre certe velocità e con quella pressione addosso. Alcune onde mi fermano completamente. Tengo il mare in prua, spaccando questi muri in due, con conseguente cascate di acqua in coperta.
È dura passare tra Scoglio Rosso e cimitero, ma alla fine lo Scoglio e’ oltre, resta la punta Madonnna, ancora botte sulle onde e tanta pazienza – e prudenza, a prendersi del margine, poi accosto, finalmente con il vento che smette di essere contrario. La velocità arriva a 5, posso rallentare.
Ora prendiamo solo delle rollate galattiche, sento che giù di sotto tutto cade, anche certamente a causa delle scie dei numerosi motoscafi che ci affiancano e superano. Eh si, perché siamo in mille a girar l’isola…
Al Faro della Guardia il mare spiana, ma ho la brutta sensazione che il vento abbia girato. Ora è in poppa, da Sud Est, parrebbe. È normale che il groppo spostandosi induca una rotazione dei venti. Ho paura, mi è vi capitato, che mi insegua.
Salto quindi Chiaia di Luna, penso addirittura a fare il giro completo di Ponza e tornare in porto – nel frattempo avrà mollato, ragiono.
Poi mi fermo a riposare. Lucia Rosa. 10 metri di fondo, calo il ferro ben a poppa e discosto da una vela. Mi puntano una torcia: sostengono di aver li’ il loro ferro. “Ci siamo girati tantissimo!”. Resto incredulo e un po’ seccato, ma faccio prima a spostarmi che a discutere. Poi, avviene una conversazione surreale.
“Scusaci, abbiamo dato 40 metri di catena, è previsto un gruppo fortizzimo!” “Ma come, c’è stato! da Levante?”
“Nooo, qui da Ponente!, ma è previsto mooolto più forte”
Lascio stare. Mi sfilo le scarpe, i vestiti salati e vado giù a vedere come sta la mia famiglia.

E poi



E poi, nella notte, il Levante non è arrivato. Ma l’onda si, solo lei, implacabile e libera, in assenza di pressione eolica, di girare la barca qua e là, offrendo la fiancata a poderose rollate.
Che letteralmente ci tirano giù dalle cuccette. Alle 2. Mi metto fuori in osservazione, poi spunta anche PJ, tanto vale spostarsi subito.
Giriamo l’isola illuminati dalla luna piena, torniamo per l’ennesima volta a Chia di Luna. Il lato destro ha un corridoio abbastanza ampio lasciato vuoto, ma lo ignoro, per il fondale di scogli e sopratutto perché vedo che il debole vento orienta le barche di traverso al mare.
Dunque attraverso la cala, tra le barche ancorate, verso il lato sinistro, fino a che non vedo un posto libero più a Nord, dove il Levante riesce a tenere le barche poppa a mare. Qui si sta, bene, fino a mattina e oltre.
Poi la combriccola di bimbi con genitori annessi ci convoca verso Cala dell’Acqua, dove si esplicheranno molti giochi acquatici a base di Sup e tuffi. Noi grandi chiacchieriamo e la giornata passa veloce.
Il tempo pare regolare, alla ora giusta mette Ponente, così giro l’isola e ancoro in porto.
Si scende a terra. Anche stanotte, porta un po’ di levante, vedremo a che ora mi devo alzare…

Il giorno dopo

A Chiaia di Luna, la notte è trascorsa senza intoppi, con tanto di lenzuolino… all’alba i piccoli ci svegliano, cambiano cuccetta, rompono l’anima… mi alzo e mi godo la barca asciutta, l’aria fresca del Levante e ancora un po’ di ombra, che il sole deve ancora scapolare l’isola.
Mi viene l’idea di una traina di prima mattina, verso Punta Fieno, mai provata. Carico canna e bimbi sul tender e giriamo fino al faro, ma vediamo solo il volo spettacolare di un cormorano, dall’arco di roccia che si protende verso il mare, sotto la Guardia.
Dato che il vento non molla troppo, tolgo dalla testa di PJ l’idea di una colazione a terra, le propongo invece una caccia alla celebrity che sta assiduamente seguendo su Istagram. Una famosa bellona, ora un po’ avanti con gli anni. Daje che posta foto, sta praticamente sempre nella cala nostra. Finora l’avevo scoraggiata: “ma dai che posta roba giorni dopo, chissà dove sta adesso”, poi quando ho visto la foto col tramonto su Palmarola con levante, ho determinato immediatamente ora dello scatto e anche coordinate geografiche e profondità del mare. Insomma la prendo in tender e andiamo a cercare questo catamarano… lo trovo subito sul lato Nord ovest della Cala, che mi pare pure bello e calmo, così propongo proprio un Celebrity Hunting e ci spostiamo con tutta la barca.
E poi niente, dopo poco se ne vanno, nel frattempo io con il SUP, finalmente, trovo il modo di ripassarmi le grotte fino a Capo Bianco ed oltre, trovo anche quella lunga lunga con la spiaggia in fondo che cercavo da un po’.
Poi arrivano Valerio e Chiara col gozzo e i loro 3 figli, ci scordiamo dei nostri, che si imbrancano subito con gli altri. Tramontano programmi di andare a Ventotene, torniamo invece al porto dove riusciamo a fare spesa e poi cenetta a terra. La Celebrity ci passa accanto e mia moglie scopre le differenze tra Instagram e mondo reale. Vabbè.
Piove tre gocce, come previsto da il meteo da 3 giorni almeno, quindi torniamo a bordo. Poche barche, molti temono Levante stanotte. Io mi fido di Lamma, che a malapena mi dice forza 4 ad una certa… vedremo, se serve mi sposto.

Tempo matto

Il mondo ha iniziato a girare alla rovescia. Sono le sette di sera, oramai da un’ora siamo a Chiaia di Luna, a ridossarci dal Levante. Che sarebbe un classico, se fossero le sette di mattina. E invece i temporali a terra, belli estesi, devono aver avuto la forza di invertire la brezza e farci assaporare questa rarità, il tramonto su Palmarola col fresco del vento teso.

Sono arrivato qui, quasi per caso. Eravamo a Lucia Rosa, era più o meno l’ora di rientrare in porto, e ha iniziato a soffiare da Nord. Cielo più nero verso terra, mi sono sbrigato a levarmi di mezzo. Sempre con l’idea che fosse una roba veloce a passare, pensavo di arrivare al porto. Anche perché la notte in rada, senza scendere a terra, in casa è vista come una condanna ai lavori forzati.
Quando pero’ Chiaia di Luna era quasi passata, mi sono imposto e sono entrato. Con l’idea che, se passava, potevo sempre proseguire. Ne ero quasi certo… eppure sono le nove e siamo ancora qui, è pure aumentato e continuano ad arrivare barche da Levante.

Ho anche dovuto fare un salvataggio, un motoscafo ha salpato l’ancora assieme alla catena di un First 45.
Hanno iniziato a scadere appaiati, mancando per un pelo il mio vicino con un 411. Allora mi sono armato di una cima e sono saltato sul tender, li ho raggiunti e con quel barbatrucco imparato tanti anni fa ho separato quell’innaturale accoppiamento. Che poi si vede che invecchio, ho passato la cima da un lato all’altro della prua, così prendendo in qualche modo anche l’ancora oltre alla catena e insomma ho dovuto in modo sgraziato dargli di forza, afferrando la catena e scapolando una marra.
Poi si è combinato di cenare dentro, che è tutta una altra cosa, e ora è buio, ci sono mille stelle, le luci di ancoraggio, un cielo da aprile e ancora qualche rosso e verde che arriva da Punta Fieno.

Lavaggio piatti

Ho pensato di scrivere cose utili, forse, per una volta. Magari da raccogliere, a beneficio, se non altro, di chi sale a bordo. Il lavaggio dei piatti, su Senza Parole.
Piatti e pentole, conviene lavarli fuori, se possibile. In rada: è meglio, così se scappa un piatto, si riacchiappa. Per evitare lo sfracello di sapone, il lavaggio vero e proprio avverrà nel secchio.

1 – Risciacquo con spugna senza sapone, in mare.
Conviene partire dalla pentola più grossa, così si può usare per risciacquare le cose più piccole. 2 – lavaggio con spugna saponata, nel secchio.
3 – risciacquo in mare o nella pentola grande, come sopra.
4 – risciacquo con doccetta ad acqua dolce, sempre nella pentola così da riusare il più possibile l’acqua dolce per posate ed altre piccole stoviglie
5 – brevissima sosta a scolare (praticamente cerco solo di posizionare con furbizia gli oggetti da asciugare, in modo che scolino al sole, un minuto non di più) 6 – asciugatura con canovaccio
7 – brevissima sosta all’aria.
8 – stivaggio al loro posto.

Il secchio con la maggior parte del sapone andrà versato appena possibile fuori dalla rada.
L’idea e’ quella di evitare di tenere piatti in giro, sporchi o lavati ad asciugare, in equilibrio precario, che finiscono per cadere alla prima rollata o ingombrare tavolo o piani di cucina. Di risparmiare acqua e anche energia elettrica.

Momenti

Quando, alla fine, il Levante entra. E ripaga della scelta fatta, del calore sopportato fino al tramonto, dal lato dell’isola dove l’ombra non arriva mai.

Tradizioni



Al ridosso della Forcina, Palmarola, il vento svalica facilmente la montagna, pettina la catena di Senza Parole e spinge la sua poppa verso Est, a mare. È l’una di notte, prima ora del tradizionale “Lunedì coi Barbieri”.
Il guanciale sfrigola in padella, l’acqua bolle una chilata di pasta, io lungo sul divano ero già pronto per la notte.
Abbiamo navigato al tramonto, tutto a vela, atterrando con cautela nel buio. Mi sono ancorato qui per avere la barca bella ferma nel letto del vento e fresco in cabina. La calma non sempre è la migliore condizione, a bordo. Almeno credo, poi vediamo domattina se è vero.

Girettino

Con Monica, Paolo e la Francy. Abbiamo avuto la fortuna di prendere lunedì la festa di San Silverio a Ponza, e ieri sera l’avvio del mitico Festival letterario di Ventotene, Una gita al Faro. Peccato partire e non assistere sabato alla serata finale.
Comunque, comprato quasi tutti i libri consigliati da Fabio, sto ancora indietro di Boltanski dello scorso anno, però.
Come sempre, la mattina mi sveglio e a Ventotene è nuvolo… oggi però un po’ si sapeva. Navighiamo all’ombra, verso casa.

Doveva capitare, prima o poi

Ponza. Ponte del 2 giugno. Previsioni ottime. Mare calmissimo, vento zero. Mille barche ovunque, ogni anno sempre di più, alla fine bene, che cosa altro ne vuoi pensare?
Sono qui con PJ e i due piccoli, abbiamo passato il pomeriggio ancorati a Frontone, con i bimbi a giocare nella piscina naturale di Enzo, con gli amichetti.
Quando sono passate le 19, mi muovo verso il porto, nella teoria, ottimista, che l’ora di apertura della banchina Musco liberi spazio in rada per Senza Parole. In realtà, quest’anno, mi sembrano particolarmente lenti a far entrare le barche, ieri era buio e non avevano ancora finito. E infatti la rada è piena fitta, in più le condizioni di calma di vento, con qualche timido giro nelle ultime ore, hanno creato una pericolosa situazione di ancore in posizione indeterminabile. Lo so, ma preferisco ignorarlo, anche perché il piccolo non vede l’ora di andare in tender e mi ossessiona con il suo “siamo arrivati? Io voglio motore!”.
Passo a terra del mucchio di navigli ancorati e calo il ferro entro le boe, tra due barche, di fronte a Khaled.
Vengo quasi immediatamente insultato da uno dei suoi scherani, ala guida di un grande motoscafo. Loro ormeggiano le barche in testa al molo, dando fondo molto fuori, più o meno dove sono io. E, naturalmente, vogliono tenersi tutto il campo libero.
Ok, mi sposto più avanti, trovo al centro della minuscola zona regolare una piazzola libera, calo il ferro con maestria e posiziono Senza Parole in perfetta equidistanza (equivicinanza) tra il motoscafo a sinistra, il 50 piedi a destra, la vela avanti e quella dietro.
Valuto di restare a bordo, ma coi bimbi è un problema lasciarli con la sola mamma, così come cenare a bordo non è una gran soluzione. Attendo una decina di minuti di osservazione, poi prendo e andiamo tutti a terra.
Cena e gelato e dopo forse poco più che una oretta, rientriamo. Le barche si sono girate di 180 gradi! Sempre più o meno nella calma, infatti molte sono in posizione opposta.
Trovo il marinaio – gentile – del motoscafo fisso a poppa a difendersi dalla mia prua. La sua barca non ha girato e ha una strana posizione a 90 gradi con la mia. Che gli vuoi dire? Mi precipito a prua, agganciando col solo moschettone il tender a bordo.
La mia cima di traino del tender ha un moschettone a metà, per gli ormeggi veloci, ed una gassa alla fine, per il traino. Di solito, a riposo, sono entrambi in forza… adesso no.
Insomma capisco che Senza Parole ha sfiorato più volte sia il motoscafo con la prua che il 50 piedi con la poppa. Normale. E stiamo tutti con le catene mosce, chissà se entra il Sud Est 3 previsto.
Mi devo spostare. Accendo, recupero l’ancora senza problemi, esco in retro, il tender si posiziona a murata. PJ si allarma, ma è normale. Quando giro il timone a tutta banda da un lato, sento uno strano rumore dall’asse. Penso che dovrò farlo vedere, forse è lento il supporto. Folle, ok. Marcia avanti, rumore molto peggio. Con la cima del tender che cerca di portarsi via la battagliola, tramite il famoso moschettone.
Ahia. Cima nell’elica. La parte residua, quella che nella fretta non avevo fissato, è caduta in mare e ha preso l’elica. Faccio un pavido tentativo di sciogliere il casino con un colpo di retro, peggio mi sento.
Insomma, è notte, sono con due bimbi e PJ, in mezzo a ottocentomila barche appiccicate, e non governo. Penso, nell’ordine:
1 – esco a vela? No non posso, c’è calma di vento
2 – calo ancoretta di poppa? Uhm… sicuro la mollo in mezzo a mille altre e poi chissà dove finirebbe per mettersi Senza Parole.
3 – affiancarmi a qualcuno, c’è un catamarano con i parabordi schierati che andrebbe bene, ma non c’è nessuno a bordo

Nel frattempo, Senza Parole comincia a delineare la sua rotta in assenza di sollecitazioni evidenti, ruotando la prua e avanzando verso la bella e alta murata del Cat, con la sua rugginosa ancora a mo’ di rampone. Li’ penso alla soluzione vera:

4 – usare il motore del tender.
Penso prima a trainare in modo pedestre, poi decido di far le cose bene, anche se di fretta.
Slego il tender da prua, sciogliendo la gassa (la cima infatti è bloccata nell’elica). Salgo su e lo porto a murata. Sciolgo le cime azzurre che sono fisse in tender per legarlo in coperta, e lego poppa – prua il barchino alle bitte di poppa e di mezza nave.
Spedisco PJ a prua a parare il quasi inevitabile impatto col cat, intanto accendo il fuoribordo e sotto le occhiate preoccupate dei vicini, comincio a sgasare a marcia indietro.
Ci metto un po’ a invertire l’abbrivio, anche perché la rotazione di Senza Parole prosegue, e quindi sfioro la murata vanamente parabordata dalla poppa alla prua.
Nel frattempo, PJ ha spento il motore, ma senza girare la chiave, dunque c’è il fischio dell’allarme fisso. Il bimbo piccolo è rimasto a solo a poppa ed è preoccupatissimo, piange disperato.
Pero’ la manovra riesce, usciamo a retro, con PJ al timone e io sul tender andare gas.
Mi tiro fuori dal mucchio, ancoro su 11 metri davanti a Santa Maria, ultimo fuori.
Qui, finalmente con calma, mi armo di torcia e coltello e mi butto. Per fortuna non ci sono attorcigliamenti, è solo la gassa incappellata su una pala dell’elica. In una sola immersione, me la cavo.
Restiamo lì per la notte, andiamo a dormire dopo aver vegliato l’arrivo della nave e riposiamo preoccupati, sfiorati da mille tender.
La mia teoria che c’è sempre spazio, ovunque, e che le barche non si toccano mai è stata smentita. Doveva capitare, prima o poi.

Vigilia di Pasqua

Giretto quasi fino alle isole, poi si rientra, che porta un incredibile pioggia&levante